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Foto Forum N.A. Milano

Le terapie, le norme, l’importanza delle motivazioni, le prospettive e le risorse disponibili, gli scenari demografici, i casi di successo, il ponte tra l’assistenza in RSA e le cure domiciliari. Inoltre, l’ingresso significativo dell’innovazione tecnologica, con l’arrivo clamoroso e potenzialmente rivoluzionario dell’Intelligenza Artificiale (IA), in tutti gli ambiti socio-sanitari: dalla compilazione delle cartelle cliniche alla raccolta dati, dalla creazione di gemelli digitali dei pazienti per sperimentare in ambienti virtuali, fino a scenari quasi fantascientifici come capacità diagnostiche elevatissime, impossibili per l’occhio umano, sistemi di supporto forti alle decisioni mediche e la computer vision per valutare le difficoltà motorie senza bisogno di sensori.

Anche la Fondazione Benefattori Cremaschi onlus ha partecipato al Forum delle non-autosufficienze che si è tenuto ieri a Milano, un’occasione importante per riflettere sul presente e possibile futuro dell’assistenza alle persone anziane non autosufficienti, aperta da una tavola rotonda che ha definito con lucidità le difficoltà riscontrate dalla legge sulla N.A. e sulla sua attuazione.

Il forum è stata occasione di seguire vari panel sugli argomenti più interessanti per i nostri servizi e condividendo opinioni ed esperienze con altre RSA e strutture sanitarie presenti con i loro responsabili.

Tra i molti temi affrontati nelle conferenze, la FBC si è focalizzata:

  • Sulla questione del legame ormai imprescindibile tra RSA e territorio e sulla necessità di un rilancio di tutto il settore, anche attraverso l’adesione al Manifesto per le RSA per l’urgenza di “completare il quadro normativo nazionale sulla non autosufficienza con una particolare attenzione al mondo RSA, per favorire l’approccio gerontologico e geriatrico e garantire standard di assistenza omogenei” con una richiesta di attenzione anche al personale socio-sanitario per “evitare sperequazioni contrattuali che impediscono sane politiche di affiliazione agli enti e una conseguente stabilizzazione del lavoro” (qui il collegamento per firmare).
  • Le strategie ed i modelli innovativi in ambito riabilitativo con studio e approfondimento delle modalità più efficienti di intervento anche al domicilio;
  • Il ruolo degli operatori nella relazione di cura, l’importanza della dimensione relazionale-affettiva;
  • L’importanza della pratica riflessiva embodied, attraverso momenti di condivisione e scambio, finalizzata a favorire la consapevolezza della circolarità della relazione fra la persona affetta da demenza, i familiari e tutti i singoli operatori;
  • Come accogliere il caregiver, costruire una relazione di fiducia in qualità di professionisti della cura;
  • Come essere facilitatori di un percorso che possa permettere ai familiari di poter scovare ancora delle possibilità nel rapporto quotidiano con la persona fragile;
  • Le esperienze di comunità inclusive delle persone con demenza, che stanno sempre più facendosi strada nelle città;
  • L’integrazione dell’IA nel sociale e nel sanitario.

Per quanto riguarda la chiacchieratissima IA, va detto che da diversi anni ci si sta preparando alle conseguenze del deep learning sanitario, ovvero alla quantità enorme di dati anonimizzati che vengono dati in pasto a sistemi di apprendimento automatico. Questa è una delle prospettive più luminose ed entusiasmanti del futuro che ci aspetta. La diagnosi medica verrà fatta considerando tutti i dati esistenti al mondo, e non solo quelli in possesso dell’esperienza singola del medico che si trova di fronte, per quanto bravo e preparato.

Le soluzioni digitali non sono, però, le uniche protagoniste del pensiero attorno al lavoro di coloro che si occupano delle persone con fragilità. Si tratta sempre e principalmente di una questione di relazioni umane e di valutazioni multidimensionali e multidisciplinari che tengano conto dei reali bisogni espressi dalla persona fragile e che vadano al di là di ogni possibile standardizzazione della cura che in primo luogo, oggi, diventa prendersi cura.

Durante il workshop a cura dell’ordine degli assistenti sociali della Lombardia, un confronto sullo stato dell’arte in merito ai servizi per le persone fragili affette da demenza, la nostra fondazione ha avuto conferma di essere da sempre precursore rispetto all’importanza del lavoro dell’assistente sociale nell’equipe di cura della persona affetta da demenza e al supporto dei caregiver.
Il workshop sulla valutazione delle capacità decisionali nelle scelte di vita in anziani con decadimento moderato ha invece stimolato i presenti sulle modalità relazionali corrette per rapportarsi alle persone affette da demenza moderata e capire da loro direttamente i desiderata e le scelte di fine vita. Una importante riflessione sul diritto di decidere per sé stessi anche in condizioni di demenza moderata.

Cogliamo ogni occasione di formazione“, spiega Annalisa Mazzoleni, Direttore Generale della Fondazione Benefattori Cremaschi onlus, “specialmente quando ci si può confrontare con altre realtà. Saremo perciò presenti con un nostro workshop al Forum N.A. di Bologna“.